VIOLAZIONE DELLE NORME DI CONTENIMENTO

18 Marzo 2021 | News

A partire da lunedì 15 marzo gran parte delle regioni è entrata in zona rossa.

Mentre quindi gli italiani si apprestano a una nuova serie di limitazioni a causa dell’aumento dei contagi, i Tribunali continuano a emettere sentenze penali e sanzioni amministrative per quanti hanno violato le norme previste per l’emergenza Covid.

 Il primo obiettivo delle sanzioni è dissuadere i cittadini dai comportamenti scorretti (come gli assembramenti o l’utilizzo errato della mascherina), informando e ammonendo. 

Per quello che riguarda la sfera amministrativa, vale subito la pena ricordare come chiunque viola le norme di contenimento dell’epidemia rischi una multa dai 400 ai 1000 euro, che scende a 280 euro se viene saldata entro cinque giorni dalla sua erogazione.

Queste una casistica delle situazioni in cui è possibile essere multati.

Se ad esempio non si indossa la mascherina nei luoghi chiusi diversi dalle abitazioni private o quando non è possibile garantire in modo continuativo l’isolamento da persone non conviventi. Oppure nel caso in cui non vengano rispettate le distanze di sicurezza e più in generale le regole relative agli spostamenti.

In quest’ultima ipotesi attenzione alle attestazioni mendaci.

Qualora si venga fermati dalle forze dell’ordine, dichiarare il falso circa le ragioni per cui si è in giro durante ad esempio il coprifuoco può infatti comportare una denuncia per “falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale” (art. 495 c.p.).

Anche chi viola la quarantena precauzionale, rischia una sanzione amministrativa.

Mentre è molto più grave la posizione del soggetto che consapevole della propria positività, decide di non avvertire nessuno e di proseguire la sua vita sociale.

In tali casi, può scattare una denuncia penale: le imputazioni possono essere molto severe e variano addirittura dal tentativo di lesioni fino all’omicidio volontario (se venendo a contatto con soggetti fragili o a rischio, ne deriva la morte). 

Qualora tale condotta determini il contagio di altre persone, si rischia un procedimento per epidemia colposa, punibile dai sei ai tre anni.