Il trust, questo sconosciuto

27 Maggio 2019 | News, Servizi per i Professionisti, Servizi per la Famiglia, Servizi per le Aziende

Nell’àmbito degli strumenti di protezione del nostro patrimonio abbiamo trattato del fondo patrimoniale.
Esso è un istituto tipico del diritto italiano, già presente nell’originario testo del codice civile (anno 1942) prima della riforma del diritto di famiglia del 1975; cambiava solo il nome, era denominato patrimonio familiare, ma la finalità era la medesima: tutela della famiglia.
A questo strumento se ne è aggiunto col tempo uno di origine anglosassone, il Trust. Il nome forse fa spaventare, come del resto tutte le cose che non si conoscono.
Cos’è questo sconosciuto? Come dice la parola, che non è – a fare il verso ad una vecchia pubblicità -Falqui!, vuol dire “fiducia”.
In effetti, un soggetto (‘disponente’) trasferisce dei beni di qualunque tipo, mobili immobili denaro, ad un soggetto fiduciario (cd. ‘trustee’), che li amministrerà secondo la rigida regolamentazione data dal disponente; eventualmente, nominando un terzo soggetto quale supervisore, nel gergo ‘il guardiano’.
Ce ne vuole tanta, quindi, di fiducia, perché il disponente perde la proprietà dei beni che va a trasferire volturandoli ad un soggetto che però non ne diventa proprietario, ma solo formale intestatario. Grossolanamente, potremmo dire che fa da… parcheggio di beni.
E qui sta il fulcro dell’istituto: la segregazione dei patrimoni.
Chi ne ha disposto difatti non ne è più proprietario, e non corre più il rischio di aggressioni. A certe condizioni, come sempre.
Chi li ha ricevuti non ne diventa proprietario, perché sono per lui un patrimonio a sé stante (segregato, appunto), non oggetto di successione in caso di sua morte né di aggressione da parte di suoi propri creditori, che potranno ovviamente continuare ad aggredire il suo vero patrimonio.
Ci sono dei pro, ci sono dei contro, come in tutte le cose. E ci sono anche gli ab-usi, vi ricordate?