Sistemi audio e privacy: quando le registrazioni sono lecite

26 Maggio 2021 | Circolari, Home, News

È di qualche settimana fa la polemica nata in seguito alla registrazione della telefonata tra Fedez e un funzionario Rai in merito ai contenuti che il cantante avrebbe espresso in occasione del concerto del Primo maggio.

Ma è un soggetto può registrare una conversazione all’insaputa dell’altro interlocutore?

In linea di massima, sì.

Sul punto la Corte di Cassazione è, infatti, chiara, nonostante fissi tuttavia alcuni precisi paletti.

Innanzitutto è indispensabile che alla conversazione stessa partecipi anche colui che sta registrando.

In altri termini, quindi, commette un illecito chi, per ipotesi, nasconde un registratore in una stanza per poi andarsene, facendo così credere agli altri interlocutori di poter parlare liberamente.

In secondo luogo, la conversazione non deve avvenire negli spazi “privati” della vittima come ad esempio la sua abitazione o nel suo ufficio

Non è possibile, dunque, installare una microspia a casa di un amico e attivare la registrazione.  Se si intende fissare su un supporto magnetico o digitale una chiacchierata, è necessario recarsi in un luogo pubblico.

Viceversa, come detto, non rappresenta una violazione della privacy né integra il reato di “interferenze illecite nella vita privata” la registrazione di una telefonata con una persona inconsapevole di essere ripresa.

Secondo la Cassazione, infatti, in questo caso, il supporto elettronico non è altro che una sorta di “doppione” del nostro patrimonio sensoriale e della nostra memoria: registrando una chiacchierata a cui noi stessi partecipiamo, stiamo semplicemente “fissando” una conoscenza che abbiamo già acquisito con i nostri sensi.

Se è lecito registrare una conversazione privata nei termini appena descritti, è, invece, vietato diffonderla, senza il consenso degli interessati.

Tale regola generale può essere derogata nel caso in cui s’intende fare ascoltare il contenuto della registrazione a un’autorità preposta alla tutela dei diritti individuali dei cittadini, come ad esempio, un giudice, un poliziotto o un carabiniere.

Così come prevede espressamente il Codice della Privacy è lecito diffondere il contenuto di una conversazione privata “per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria”.